San Benedetto del Tronto – La Sofferta Bellezza. Aveva scelto questo titolo da dare alla lectio magistralis che l’artista Paolo Annibali, amico e socio del Circolo dei Sambenedettesi, aveva tenuto la scorsa primavera all’Auditorium Tebaldini proprio su invito del circolo. Paolo è mancato a tutti noi all’età di 68 anni. Un artista che ha studiato l’anima, le passioni, la gioia fino a comprenderle appieno per modellarle non solo con le sue chine, soprattutto con le sue sculture. Lo vogliamo ricordare con le parole pronunciate dal vescovo Giampiero Palmieri nell’omelia alle sue esequie. Quanto segue ci è stato gentilmente concesso dal giornale L’Ancora.
La Messa, celebrata nella chiesa San Filippo Neri in San Benedetto del Tronto, è stata presieduta dal vescovo Giampiero Palmieri e concelebrata da don Gianni Croci, parroco della comunità, nonché collega di lavoro ed amico dell’artista, don Lanfranco Iachetti e don Armando Moriconi, anche loro già colleghi di Annibali presso il Liceo Rosetti, don Gabriele Paoloni, che, apprezzando molto il suo talento, gli ha commissionato la realizzazione della porta della Misericordia nella chiesa San Filippo Neri, e don Romualdo Scarponi, che è stato suo parroco.
Erano presenti i diaconi Emanuele Imbrescia e Giovanni Rossi e numerosi fedeli convenuti, tra i quali molti esponenti del mondo dell’arte, della cultura e della scuola: un’intera comunità che si è stretta intorno ai familiari per dare l’ultimo saluto ad un uomo, un professore ed un artista eccezionale.
l secondo aspetto che mons. Palmieri ha sottolineato è il tema della misericordia, che non solo attraversa molte opere di Annibali, ma anche la sua stessa esistenza.
Ha detto il prelato: “Forse è proprio questa continua ed intima ricerca che più ci affascina di Paolo. Una ricerca forse guidata da Dio più di quello che Paolo stesso potesse immaginare. Ho scelto questo Vangelo, perché in questo Vangelo Gesù appare da Risorto a Maria di Magdala tra le lacrime: mentre lei piange, riconosce il volto di Gesù. Sapete, alcune cose della vita si vedono bene solo tra le lacrime“.
A proposito del volto di Dio, il vescovo Gianpiero ha aggiunto: “È difficile per gli artisti rappresentare il volto di Dio, perché devono rappresentare una luce che viene da una fonte interna, non da fuori. Nella Seconda Lettera ai Corinzi che abbiamo appena ascoltato, San Paolo dice: ‘E Dio, che disse «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo’. Quando fece la porta di questa chiesa, ormai 30 anni fa, Paolo lo intuì profondamente. Parlando della porta della misericordia ed illustrando l’opera, in cui aveva rappresento l’occhio di Dio, parlò anche della sua esperienza personale: «Ognuno di noi credo abbia fatto, almeno una volta nella propria esistenza, esperienza del desiderio di ricevere profonda, penetrante, avvolgente la misericordia di Dio. La proposta di realizzare la porta della Misericordia è capitata in un momento della mia vita, segnato dal desiderio di mettere un po’ d’ordine, fare chiarezza, assopire quello stato d’angoscia che mi teneva imprigionato. Mi sono accorto, come sempre, che Gesù era già lì con me ed io non l’avevo riconosciuto. Era proprio in quel naufragio di quello che era stato fino ad allora, o meglio, di quello che mi ero sforzato di rappresentare: un altro uomo, inchiodato alle facili soluzioni, al comune buonsenso, alla comodità, al benessere, un altro uomo che stava uccidendo la mia vera identità. Dio sempre ti sorprende: cercavo ordine, chiarezza, cercavo soluzioni diritte, razionali, comode, di nuovo, ed infine la vita era là, nel caos apparente, nel groviglio di se stessi da dipanare, tenendo fede, ormai testardamente, ad una sola legge: la fiducia incondizionata in quel Dio che, ero sicuro, se mi aveva condotto fin li, mi avrebbe portato oltre». Allora, Paolo, che il tuo cammino giunga fin lì e, nonostante le lacrime, tu riesca ad incontrare il volto di Dio e a contemplare la pienezza della sua Misericordia”.
