5 Agosto 2026
decadenza-e-rinascita

 

di NICOLA PIATTONI

Dopo la caduta dell’Amministrazione Spazzafumo, senza attribuire colpe specifiche a nessuno, è evidente che non bastano entusiasmo, onesta e buona volontà per governare una città. E purtroppo è evidente che la città intera stia vivendo un periodo di declino generale al quale bisogna porre urgente rimedio. San Benedetto non ce la fa a rinnovarsi, a migliorare il suo assetto urbano, a ritrovare luoghi di interesse alternativi al Centro Cittadino, alla spiaggia, al mare ed al Lungomare che rimangono gli unici punti di interesse per il turista e il cittadino stesso e gli unici baluardi di bellezza indiscussa della città. Nel prossimo futuro sarà necessario recuperare delle aree strategiche per lo sviluppo e la sopravvivenza di S. Benedetto.

Per fare questo in maniera scientifica sarà necessario discutere tutti insieme, senza barriere partitiche, di un piano generale di rigenerazione urbana che deve vedere coinvolti specifici tavoli di lavoro dove far incontrare professionisti Sambenedettesi che abbiano una piena conoscenza del territorio, delle sue caratteristiche anche storiche senza ricorrere a professionisti esterni “paracadutati” su realtà ad essi sconosciute. In un evento culturale in occasione della celebrazione del centenario dalla nascita dell’ing. Luigi Onorati, una stimatissima ex assessore alla cultura ha espresso un pensiero che a me, in quel momento, mi è sembrato alla stregua di una bestemmia. Il pensiero, non letterale, sostanzialmente era questo: “Ma Onorati in fondo che ha fatto?? Ha semplicemente interpretato la morfologia del nostro territorio. Ha proseguito viale Moretti, che all’epoca già esisteva, fino alla prossimità della spiaggia, ci ha messo una bella fontana poi, girando la testa a sud, ha guardato la linea di costa e parallelamente ha tracciato il nostro bellissimo Lungomare. Ma in realtà tutto già era ben delineato nel nostro territorio!

Devo riconoscere che aveva parzialmente ragione. La bellezza spesso già esiste, bisogna solo capirla e trarla dal masso grezzo che la contiene, così come un’artista trae dalla pietra la sua opera d’arte. Questo è naturalmente accaduto nella realizzazione del giardino sul mare denominato Nottata de Luna. Il giardino non è venuto fuori da un progetto organico, anche se in verità c’era uno studio simile pensato dal compianto architetto Farnusch, ma dall’intuizione collettiva dell’Ufficio Lavori Pubblici che ha interpretato nel modo più naturale lo spazio creatosi tra l’attuale sede stradale e la diga foranea che prolunga la foce dell’Albula verso il mare per allontanare le acque sporche del torrente dalla spiaggia. E’ bastato riempire questo lembo di terra e seminarlo a prato e si è concretizzato uno degli scorci paesaggistici più belli della città, esteticamente tra più suggestivi dal dopoguerra ad oggi. Spazialità assoluta in un mix tra terra, mare e cielo.

Tutto ciò, purtroppo, non è accaduto con il progetto di ristrutturazione dell’area dell’ex Ballarin dove abbiamo perso una grande occasione di trasformazione urbanistica. Ancor oggi non riesco a capire perché, aldilà di giustificazioni assurde, dopo aver eliminato il tappo urbano della curva sud per la quale eliminazione ho dimostrato grande entusiasmo,  nello stesso posto è in corso di costruzione una struttura in cemento armato  che ha rimesso un tappo nuovo al posto di quello vecchio negando alla città, sul prolungamento di via Cristoforo Colombo, un Viale di grande impatto visivo che avrebbe anche costituito il prolungamento naturale dell’asse viario del  nostro Lungomare sino a Grottammare! Il Viale avrebbe spartito l’ex Stadio in due aree. Quella verso ovest avrebbe potuto accogliere un ampio parcheggio per le auto in arrivo da nord alleggerendo con ciò notevolmente il carico di traffico nel Centro cittadino, quella verso est avrebbe potuto diventare un’ampia area di verde che, superate le costruzioni industriali esistenti su quel lato, si sarebbe potuta ricongiungere più avanti alla spiaggia e al mare.  Anche qui in un mix di spazialità assoluta tra terra, mare e cielo. Quest’occasione persa ci deve però far aumentare l’attenzione collettiva sui grandi temi urbanistici che San Benedetto dovrà affrontare nel prosieguo della sua storia civica. Comunque nulla è perduto e se è vero, come ha scritto Fedor Dostoevskij, che “la bellezza salverà il mondo” allora state certi che la salvezza del mondo può ancora partire dalla nostra città!