L’italiano mette in bacheca il venticinquesimo titolo della sua carriera: battuto in finale Daniil Medvedev 7-6 7-6 in due ore di gioco.
Jannik Sinner è tornato a vincere. Lo ha fatto nell’unico Master 1000 sul cemento che ancora mancava al suo palmares, quello californiano di Indian Wells. E lo ha fatto con l’autorevolezza che l’ha a lungo contraddistinto e che nelle prime uscite del 2026 sembrava leggermente appannata: settimana perfetta, conclusa senza perdere un set.
Certo, in finale contro un redivivo Medvedev, sono stati necessari due tie-break per portare a casa il risultato, esattamente come nel combattutissimo match degli ottavi di finale contro Fonseca. In entrambe le partite i due tie-break si sono conclusi peraltro con lo stesso punteggio: 8-6 7-4.
Quando si tratta di giocare i punti importanti, è cosa arcinota che l’altoatesino possa contare su una marcia in più degli altri. Come spiegare altrimenti l’infernale tie-break del secondo set contro Medvedev, in cui Sinner si è trovato sotto 0-4 prima di infilare sette punti consecutivi? Quanti stavano giù pensando al terzo parziale? Non Sinner, che voleva assolutamente chiudere la partita in due set.
Il russo, ex bestia nera del nostro campione, sembra aver ritrovato la forma dei tempi migliori e, dopo un 2025 da incubo che l’ha portato fuori dalla top ten, si è regalato una settimana di altissimo livello culminata con la semifinale vinta contro Alcaraz. Fino alla finale anche Medvedev non ha ceduto un set agli avversari e ieri ha giocato alla pari sotto molti punti di vista. Ma se c’è una cosa in cui Sinner gli è stato superiore, è la testa, che nel tennis è ciò che spesso ti permette di vincere le partite.
