di PATRIZIO PATRIZI
Dal notaio al commissario. La realtà di questi giorni si protrarrà fino a quando i sambenedettesi non saranno chiamati a esprimersi alle prossime elezioni amministrative per scegliere la nuova coalizione di governo. Ma non prima della prossima estate e solo dopo il voto si potrà riconsegnare la città a un consesso civico e alla sua amministrazione politica affinché possano essere compiute le adeguate scelte che soddisfino le aspettative per un futuro di sviluppo e di serena convivenza. Questo è l’auspicio.
Dal notaio per sancire, con le dimissioni dei consiglieri comunali, la conclusione dell’esperienza del sindaco Antonio Spazzafumo il 18 novembre scorso. Il commissario prefettizio, oggi, è la conseguenza istituzionale che colma il vuoto politico e amministrativo a San Benedetto del Tronto. Bisognerebbe approfondire uno studio per comprendere quali dinamiche hanno portato a questa drastica conclusione anticipata della legislatura. Forse un decadimento del ruolo di indirizzo e decisionale dei partiti? Forse la difficoltà di aggregazione dei movimenti civici? Forse il disamore dei cittadini verso la partecipazione alla realizzazione della cosa pubblica? Forse interessi divergenti sul come intervenire sul territorio?
Come valutare il fatto che a esprimere la propria opinione presso i seggi elettorali si reca meno della metà degli aventi diritto? Mentre i pareri e le opinioni vengono immotivate sui social e non si contano le invettive contro questo o contro quello.
E così San Benedetto del Tronto soffre più di prima. Tutto è fermo. E pure da anni. Quei progetti cantierati sono quasi tutti fermi in attesa di non si sa quale miracolosa spinta verso una soluzione. Parliamo di progetti essenziali per il disegno di una città che deve muoversi e guardare avanti. I lavori all’ex stadio Ballarin sono fermi da oltre un anno; la riqualificazione della Stazione Ferroviaria è ferma ai tempi dei treni a vapore; il restyling del Lungomare procede al ritmo che quando sarà ultimato verrà il momento di ricominciare da capo; non un intervento sulla questione delle concessioni demaniali con il rischio che alla prossima stagione balneare ci troveremo a dover sopportare contenziosi a solo discapito dell’attività turistica. Non si spende più una parola sulle tematiche legate alle infrastrutture: porto e Mercato Ittico, viabilità, arretramento o cos’altro dell’A14, sanità con l’ospedale che attende dopo la fine dell’allarme Covid il ripristino dei servizi sanitari trasferiti o annullati; difesa del territorio sul fronte idrogeologico e del riequilibrio degli spazi destinati alle persone rispetto alla cementificazione; sicurezza sociale e politica dell’accoglienza. Oltretutto si rischia di diventare una discarica marina con la realizzazione di una seconda vasca di colmata che dovrebbe accogliere le sabbie e i materiali di risulta dell’escavazione del porto di Ancona e di altri scali.
Ecco, ci siamo spiegati. Gli amministratori che andranno a sedersi sugli scranni del Consiglio comunale e della Giunta amministrativa dovranno prendere impegno a realizzare programmi e progetti che riportino San Benedetto del Tronto alla dimensione di benessere.
In questi giorni ci troviamo di fronte a una ridda di nomi, a ipotesi di coalizione, a intrecci di esperienze con rendite del passato che non lasciano intravedere prospettive. Ma come è possibile che questa città non riesca più a esprimere partiti, gruppi, personalità che hanno una visione complessiva di programma? Come è possibile che non si riesca a compiere un percorso di consapevolezza che deve competere alla quarta città delle Marche?
Ma è accettabile che ancora oggi il più importante punto di riferimento economico e finanziario per la città sia il mercato immobiliare? Ma se non si curano tutti gli aspetti annotati, soprattutto l’adeguamento dei servizi e della sicurezza, chi avrà più interesse a far fruttare metriquadrati e mattone a San Benedetto del Tronto?
E’ questo il tempo per promuovere un percorso di condivisione e di programmazione per la città, abbandonando frustrazioni e incompatibilità tra gruppi e movimenti che si presentano ai cittadini: un progetto condiviso per superare tutte le impasse che al momento segnano negativamente la quotidianità pregiudicando il futuro di San Benedetto. Parrebbe utopia poter realizzare un programma univoco, comunque diretto verso un disegno condiviso, ma riteniamo che si debba superare questa impasse per riconquistare stima e competitività nello sviluppo.
Si dovrà pure tenere conto che la città sta inesorabilmente invecchiando: le statistiche descrivono una età media di 65 anni nel centro storico. Non c’è bisogno di alcun commento per comprendere le negatività che il dato può rappresentare per il futuro. Addirittura, le categorie imprenditoriali che operano nel turismo denunciano la difficoltà nella ricerca di personale nella propria attività: sarà pure una questione salariale, non vi è dubbio, ma quasi sicuramente mancano giovani, almeno nel numero, che vogliano sbarcare il lunario con la stagionalità al fine di avere anche una seppur minima capacità di autonomia economica e non pesare sulle famiglie.
Torniamo sulla sicurezza, su quei problemi che sembrano collegati allo spaccio di droga e alla cosiddetta movida. Si è sempre in attesa, come promesso un anno fa, dell’adeguamento al primo livello del Commissariato cittadino che comporterebbe l’aumento del personale e di mezzi come ci spetterebbe alla quarta città delle Marche.
Va pure contestualizzata la presenza di senza tetto, di quelle persone che non trovano opportunità di inserimento nella vita sociale, che stanno sollevando tematiche che producono ulteriori difficoltà nell’approcciare il tema e le auspicate soluzioni. Scegliamo le parole di Mons. Giampiero Palmieri, “la Caritas non è un problema, ma un anello della catena che deve portare alla soluzione dei problemi”, per dire che San Benedetto non può emarginare come indesiderati i più deboli. Una soluzione va trovata proprio perché la questione sociale non diventi un cancro le cui cellule malate vadano a contaminare quelle sane che costituiscono il corpo di questa città. Più che affidarsi a uno spot elettorale, a una scelta minima di opportunità, è questo un aspetto che deve essere fondamentale per rafforzare il senso di aggregazione, di tolleranza e di partecipazione.
Ci pare che sia proprio il caso di dire: riprendiamoci San Benedetto del Tronto con la sua storia fatta di fratellanza e di caparbietà.
