Ascoli P., 2026-03-06 – Formaggi d’Autore, evento organizzato presso la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, è stato un viaggio che ha toccato molteplici aspetti che ruotano intorno ai nostri prodotti. Come giustamente ha sottolineato il Prof. Leonardo Seghetti, ogni cosa nasce in relazione al territorio che, plasmato dall’uomo, diventa il centro di produzione non solo agricolo. Tutto ciò che si è sviluppato a partire dai nostri campi, è stato interpretato e declinato, diventando un prodotto simbolo di identità culinaria. È questo il significato profondo della Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità UNESCO che celebra non le ricette, ma il DNA di un luogo che prende vita attraverso la trasformazione delle materie prime, imponendosi come racconto dinamico di un sistema complesso che vede coinvolti tanti attori. In questo riconoscimento ci sono la storia, le tradizioni e il significato profondo delle scelte e dei gesti che hanno definito un universo arrivato fino a noi da molto lontano, perché il nostro cibo porta con sé la tipicità, ossia tutto ciò che è rigorosamente nato in un luogo e solo lì ha la sua ragion d’essere. Nello specifico, il Prof. Seghetti ha ripercorso la storia del formaggio pecorino nella tradizione gastronomica del Piceno, sottolineando come il nostro territorio sia profondamente legato a questo prodotto che, troppo spesso, diamo per scontato. Le ricette nostrane che arrivano sulle nostre tavole hanno secoli di storia e sono state create secondo la logica della sostenibilità e del convivio, perché la nostra è una cucina degli affetti.
Il Direttore dell’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, Giuseppe Dell’Anno, ci ha fatto fare un viaggio nel tempo, grazie al suo racconto sulla storia dell’allevamento e del formaggio nel Piceno, grazie allo studio sulle carte d’archivio. I documenti partono da molto lontano, definendo prima di tutto la natura del nostro paesaggio: da qui si comprende bene la vocazione economica della pastorizia. L’allevamento ovino ha rappresentato il fulcro del sistema agricolo, vista l’area caratterizzata da colline e montagne. ‘’È da questo equilibrio tra uomo, animale e ambiente che si sviluppa il fenomeno destinato a segnare per secoli la storia del Centro Italia: la transumanza’’, spiega il dott. Giuseppe Dell’Anno.
In un’antica pergamena risalente al XIII secolo, leggiamo il termine fladonem e intuiamo bene cosa significa: si parla proprio del fiadone, termine usato tutt’ora in una regione a noi confinante, per indicare il nostro picone. Il racconto prosegue e cavalca tutti i secoli, citando gli Statuti di Ascoli del 1377, fino alle Riformanze comunali del 1542 e oltre.
Pietro Emidio Sgariglia e il riformismo agrario segnano un periodo importante del Settecento: il nobile ascolano reinterpreta lo spazio (la montagna, la valle e la costa) e si dedica ai miglioramenti genetici introducendo la razza merinos di Spagna che si incrocerà con la nostra autoctona. Ma tutto ciò non è solo racconto storico e gusto a tavola: la cultura spazia in molteplici forme ed è per questo che il Prof. Stefano Papetti, Consulente Scientifico dei Musei Civici di Ascoli Piceno, ci ha mostrato come nelle nature morte dei pittori fiamminghi del XVII secolo (Clara Peeters e Floris Claesz. van Dijck) fossero presenti i formaggi, diventando dipinti che descrivevano minuziosamente i prodotti, come il Gouda o formaggi a pasta dura. L’artista di Fano, il cui dipinto è nella locandina dell’evento, è Carlo Magini: ritrattista marchigiano del tardo Barocco, che divenne famoso anche per le sue nature morte.
L’evento si è concluso con una degustazione di formaggi e prodotti tipici come i piconi e la pizza al formaggio, presentate dal Delegato ONAF Raimondo Cinciripini. In abbinamento una Passerina spumantizzata, un Offida Pecorino DOCG e un Rosso Piceno DOC introdotti da Laura Di Pietrantonio. Il Sommelier AIS Dr. Andrea Morelli ha magistralmente descritto i vini in assaggio e ci ha guidati durante la degustazione.



