7 Agosto 2026
Citta

di Nicola Piattoni

La città organismo antropomorfico

Il Circolo, come ben saprete, si interessa di tutto quanto riguardi San Benedetto quindi della sua storia, delle sue tradizioni, della sua cultura ed in particolare della lingua dialettale che si cura di conservare e di trasmettere, per quanto possibile, anche ai nostri giovani non certo nelle forme più sguaiate che spesso l’hanno svalorizzata, ma nelle sue espressioni più genuine. E’ ben noto che senza storia, tradizioni e cultura non c’è la “memoria” delle nostre origini e del nostro passato e senza la memoria non si può né comprendere il presente né progettare il futuro della nostra comunità. Quindi, in qualche modo il nostro lavoro tende anche a dare una risposta al più classico degli interrogativi esistenziali “da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo” Molti filosofi, scrittori ed artisti si sono cimentati su questo tema. Ad esempio Paul Gauguin espresse pittoricamente questo assunto in un quadro del periodo Haitiano che porta proprio questo titolo. In vero, la sua era una introspezione interiore strettamente personale mentre quella che ci interessa è una introspezione collettiva che riguarda la comunità Sambenedettese. Da dove veniamo adesso lo sappiamo meglio. Con la scoperta della villa rustica romana del Paese Alto si è riscritta la storia delle nostre origini che sono molto più antiche di quelle dell’anno 1000 in cui fu dato in concessione il Castello di S.Benedetto ai nobili Fermani Bernardo e Ottone; – chi siamo è nelle pieghe della nostra cultura e delle nostre tradizioni, del nostro modo di affrontare la vita e quindi nella storia della nostra comunità che si identifica, al meglio della sua espressione, nel DNA dei nostri marinai coraggiosi e resilienti a tutte le tempeste, sia quelle del mare che quelle della vita; – dove andiamo lo stiamo ancora cercando nel presente della nostra storia e per questo il Circolo si interessa anche ai temi di attualità. La nostra attualità è rivolta all’osservazione di come si trasforma la città, delle sue dinamiche di sviluppo, dei suoi miglioramenti e dei suoi difetti, di quello che possiede e di quello che gli manca. E’ osservando questi aspetti che proviamo ad ipotizzare il futuro di San Benedetto perché la città, come tutte le città, è un organismo vivo che si muove, si contrae, respira, cerca di riprodursi e purtroppo anche muore. La città, quindi, è un organismo antropomorfico e questo è un concetto che mi ha da sempre affascinato e che rappresenta la città stessa come un essere vivente con caratteristiche simili a quelle umane. Infatti come un essere umano la città cresce e si evolve, il suo sistema circolatorio è il flusso delle persone che la abitano e la percorrono, merci auto e servizi scorrono nelle sue arterie, ovviamente viarie, le sue patologie sono la congestione urbana, l’inquinamento, la carenza di servizi, le disuguaglianze sociali e via di seguito. Vi lascio immaginare che cos’è l’immondizia che produce!!!!! Questo organismo ha anche un cervello che lo fa muovere. Ed il cervello è la società che lo anima e lo gestisce. Entriamo quindi in un ambito dove urbanistica e sociologia trovano la loro simbiosi. Per fare qualche esempio nel concreto, quando la società era prevalentemente marinara San Benedetto scende dal Borgo Antico e diventa Paese avvicinandosi al mare. Il Porto diventa il nucleo di maggior interesse e nel tempo polarizza l’edificazione sia commerciale che residenziale con lo sviluppo urbano della Marina. Quando la Marineria comincia a declinare la sua influenza i commercianti prendono il sopravvento sulla componente sociale insieme alla nascente categoria degli albergatori. S. Benedetto da paese diventa cittadina e si espande sul Lungomare; Quando il mercato dell’ortofrutta diventa un polo commerciale attrattivo la cittadina si espande a Porto D’Ascoli. Adesso che nella componente sociale le categorie professionali, imprenditoriali, finanziarie hanno sopravanzato quelle commerciali, produttive e anche turistiche, i negozi, i magazzini, gli alberghi si trasformano in residenze e la città diventa sempre più un “dormitorio” e al mercato immobiliare sale la febbre dei costi. Inevitabilmente però, anche se l’economia reale cresce la città comincia ad esaurire la sua vitalità!!! Anche perché restano irrisolti tutti i problemi legati ai “servizi” urbani in generale. Tra i problemi più rilevanti individuiamo : – la viabilità che non può più prescindere dalla Circonvallazione per decarbonizzare la ex Statale e farla diventare una via interna; – l’Ospedale e il Pronto Soccorso sempre in sofferenza per carenze strutturali; – il sistema delle aree di parcheggio non adeguato alle reali esigenze di San Benedetto che, senza aree di sosta ben distribuite nel territorio, non diventerà mai una città “smart” come modernamente intesa. Inoltre, a quando il “ricongiungimento” delle fratture che separano la città dal Porto oggi avulso dalla vita del nucleo urbano e il Paese Alto isolato e mai ricongiunto al Centro, e tanto altro ancora. La sensazione è che come nel “Canto del cigno” la città, in un’aurea di falsa bellezza, con movenze eleganti, cominci a spegnersi. .Si comprende quindi quanto sia importante vigilare su quello che succede perché la città può anche morire. Basta guardare i centri dell’entroterra sempre più disabitati perché è finita la società agricola che li animava e oggi, benché offrano condizioni di vita eccellenti, sono sempre più vuoti con inevitabile perdita di un inestimabile patrimonio di umanità e anche di antiche peculiarità ambientali.