2025-09-14 – Vano domenicale.
Da come parla al telefono (accelerato automa aziendale) capisco che quel giovane oncologo non capisce un cazzo anche se sicuramente è laureato 110 e lode, non può immaginare che io sia in grado di fare una radiografia telefonica. Ieri a sera in una pizzeria compro tre pezzetti di pizza, alla ragazza che me li porge dico: quant’è? Lei calcola alla cassa il totale: 4 euro e 70 centesimi. Le porgo 20 euro, va in tilt, non sa darmi il resto, io sto zitto per vedere che fa, con imbarazzo usa la calcolatrice del suo telefono. Due giovani, due ruoli differenti, entrambi fuori luogo pure in luogo. Non si tratta più di deficienza personale, ormai la deformazione concettuale è di sistema, resa sistema, attraverso stupidissimi incastri settoriali che s/formano anche le più elementari basi di relazione e immaginazione. Tutto diventa facilmente accettabile anche se il mondo è rovesciato. Però sarà bene che almeno qualcuno tenga a mente (senza usare il telefono): da un laureato 110 e lode ci si aspetta che capisca un bel po’; da una che sta alla cassa ci si aspetta almeno che sappia fare i conti. Tenere a mente, se no precipitiamo nel mondo alla rovescia.
PS – Per andare fuori tema, non troppo, segue un appello per i padroni dei cani. Non normalizzatevi nel raccogliere con le mani la merda dei vostri cani. Faccio appello a quelli che ancora sentono fastidio nel farlo, rifiutatevi a costo di ricevere multe e insulti, coraggio, disubbidienza! L’ appello non è rivolto a quelli che sentono il gesto come educazione civica, non hanno più scampo, sono normalizzati sistemici del mondo alla rovescia.
Però dai un po’ incazzato con tutti ci stai! A me interessa sapere invece se sei stato di aiuto alla cassiera o se l’hai lasciata nel suo imbarazzo.
La tua “battuta” mi dà occasione per integrare. Da sempre non mi adatto a nessuno tipo di sudditanza intellettuale, a nessun tipo di automatismo protocollare, a nessuna stupidità matricolata e a chi dà la patente per ottenerla. Togliere dall’imbarazzo? No, talvolta, a seconda della persona, è meglio che lo si senta fino in fondo l’imbarazzo per comprendere intanto che c’è qualcosa che non va. E poi non sono l’ infermiere del mondo, registro in appunti e disappunti per mia conoscenza, nella speranza (vana?) che possa essere utile per qualcuno. Poi, da 44 anni per professione sono Minimo Teatro, raro teatro fuori dal sistema del teatro, scuola di ingegneria umanistica per me e per altri. Ma non garantisco nulla, nessuno può assicurare, non è che un giovane se viene da me allora sta apposto per la vita, anche da me ci sono stati saccheggiatori di strumenti, testi, nomi che poi sono stati usati per fare “le belle zoccolette” o per fare gli “sverdi”. Però una cosa da me c’è e da sempre: una autentica occasione di conoscenza personale, per me e per altri. Una semplice magistrale occasione.
Tutto vero non ho dubbi Maurizio! Ti ho sempre sentito come persona “autentica” ma anche un piccolo aiuto può far comprendere ancora meglio cosa non va. Tu: Troppo vero troppo duro!
Perché la poveretta aveva una vecchia cassa.q quelle moderne dicono anche il resto. È che siamo diventati l pigro ci affidiamo troppo alle. Macchine.cominque non era difficile fare il resto
Se pagavi 6 euro ti doveva 15 euro
Spendendo 30 centesimi dirn
Meno ti doveva 15 euro e ,30 centesimi
Io a volte faccio quello che se devo pagare 7 euri ed ho il pezzo da 20 do 22 euri per agevolare il resto e invece mi rendo conto che li mando in crisi ancor più. Che non è l’oggetto della discussione lo so ma a margine mi stai facendo riflettere su queste piccole rotture di schemi che mandano in malora chi ormai cresce per schemi. Come quando vado a Roma e vedo gente andare in crisi di fronte al menù detto a voce. O quando vedo un pubblico abituato ai racconti con il leggio e il cazzo di microfono a gelato andare in crisi quando un attore attua una forma di racconto totalmente diverso e correre a vedere quello con il microfono a gelato e il leggio perché lo rassicura anche se racconta da schifo e sbaglia pure la sintassi di base.
© Maurizio Boldrini