14 Giugno 2026
Leonardo

20 settembre 2025 Firenze – Nel cuore del Rinascimento, tra le fitte e visionarie pagine del Codice Madrid II, Leonardo da Vinci lasciò un appunto che oggi potrebbe riscrivere la storia della tecnologia dei materiali. Sul foglio 87r, scrisse:

Saranno meglio conservate se scortecciate e bruciate in superficie che in ogni altro modo.”

Una frase breve, quasi nascosta, dal potenziale esplosivo. Ciò che Leonardo descrive, ovvero la carbonizzazione superficiale del legno, anticipa di oltre due secoli una tecnica giapponese nota come Shou Sugi Ban (o Yakisugi), documentata solo a partire dal XVIII secolo. Un metodo che ha recentemente ritrovato popolarità nell’architettura sostenibile, ma che Leonardo aveva già intuito.

Il Codice Madrid II, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Spagna, è uno dei manoscritti più tecnici e meno noti di Leonardo. Raccoglie studi di meccanica, ingegneria, architettura e scienza dei materiali. Qui, Leonardo analizza il legno in tutte le sue forme: come struttura, come suono, come resistenza. Sul foglio 87r, la sua nota sulla bruciatura superficiale non è un’osservazione casuale. È il risultato di un pensiero sistemico che unisce la sapienza antica, l’osservazione empirica e una visione futuristica della materia.

Questa intuizione è stata portata alla luce da tre illustri studiosi italiani:

  • Annalisa Di Maria, esperta d’arte rinascimentale e una delle massime autorità mondiali su Leonardo da Vinci, membro del gruppo di esperti di arte e letteratura del Club UNESCO di Firenze.

  • Andrea da Montefeltro, biologo molecolare e scultore internazionale, specializzato nell’analisi comparata scientifica e figurativa, anch’egli membro del Club UNESCO di Firenze.

  • Lucica Bianchi, storica dell’arte ed esperta in ricerca storica e documentaria.

Il loro lavoro ha intrecciato la filologia, la scienza dei materiali e la storia dell’arte, svelando una connessione inaspettata tra il pensiero rinascimentale e la tradizione giapponese.

La tecnica Shou Sugi Ban prevede la bruciatura della superficie del legno per renderlo più resistente. Oggi, sappiamo che questo processo produce tre effetti fondamentali:

  1. Impermeabilizzazione: Il calore sigilla i pori del legno ed elimina l’umidità, creando una barriera contro pioggia e umidità.

  2. Resistenza al fuoco: Il legno già carbonizzato in superficie brucia più lentamente, poiché lo strato di carbonio agisce come isolante.

  3. Protezione biologica: Il calore distrugge zuccheri e nutrienti, rendendo il legno inospitale per insetti e funghi.

Leonardo aveva anticipato tutto questo con la sua annotazione, e lo fece in un’epoca in cui la conservazione del legno si basava su metodi passivi, come l’immersione sott’acqua dei pali veneziani.

Leonardo non era un inventore isolato. Era un lettore instancabile, capace di confrontarsi con i grandi autori dell’antichità:

  • Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, descrisse le proprietà dei materiali naturali.

  • Vitruvio, nel De Architectura, offrì consigli sui tempi e metodi di taglio del legname.

  • Palladio, un agronomo romano, scrisse sulla coltivazione e conservazione dei boschi.

Ma Leonardo non si limitava ad assorbire il sapere: lo interrogava, lo sperimentava e lo sintetizzava. L’idea della bruciatura superficiale non compare in nessuno di questi testi.

Gli studiosi escludono che Leonardo potesse aver conosciuto le pratiche giapponesi: il Giappone del XV secolo era isolato e lo Yakisugi non era ancora documentato. Tuttavia, ci si interroga se le rotte marittime aperte da navigatori portoghesi e spagnoli nel XVI secolo possano aver portato indirettamente tracce delle idee di Leonardo verso Oriente. È un’ipotesi affascinante che apre nuovi scenari di scambio culturale ancora da esplorare.

Nel Codice Madrid II, Leonardo analizza il legno in ogni sua dimensione:

  • Scelta delle specie: rovere e castagno per la resistenza; frassino e tiglio per la flessibilità; ontano e salice per l’uso subacqueo.

  • Stagionatura naturale: lasciando i tronchi “sopra le radici” per far scolare la linfa.

  • Uso architettonico: castagno e faggio per i rinforzi strutturali.

  • Musica e acustica: acero e tiglio per gli strumenti musicali, dove la qualità del suono dipende dalla fibra e dalla stagionatura.

Oggi, la carbonizzazione superficiale è tornata in auge grazie alla bioarchitettura. Architetti e designer la utilizzano per rivestimenti ecologici, facciate durevoli e soluzioni sostenibili. E Leonardo, con la sua intuizione, si dimostra ancora una volta un pensatore avanti nel tempo.

La riscoperta di questa annotazione, grazie al lavoro di Di Maria, da Montefeltro e Bianchi, non è solo una curiosità erudita. È una lezione di modernità. Dimostra che il pensiero di Leonardo – radicato nella tradizione eppure proiettato nel futuro – continua a insegnarci che innovazione e memoria storica non sono opposti, ma alleati.

Domande di Approfondimento

Per quale motivo vi siete concentrati sulla vostra ricerca in particolare sul Codice di Madrid II?

Da anni il nostro team si dedica allo studio di Leonardo da Vinci in tutte le sue sfaccettature. Proprio perché il suo genio è così poliedrico, lavoriamo con un approccio multidisciplinare che ci permette di coglierne la complessità. Questo percorso, svolto soprattutto da Annalisa Di Maria, una delle massime esperte di Leonardo da Vinci, ha l’obiettivo di portare alla luce aspetti meno conosciuti del suo pensiero. Il nostro interesse non riguarda solo le opere celebri, ma soprattutto i manoscritti, dove emerge la parte più intima e visionaria del suo lavoro. In essi si riflette anche il suo legame con la filosofia neoplatonica, che permea tutta la sua produzione e offre la chiave per comprenderne la coerenza. Il Codice di Madrid è per noi una tappa fondamentale di una ricerca più ampia. Spesso i vari codici vengono letti separatamente, quando in realtà si “parlano” tra loro: un disegno in un manoscritto può trovare spiegazione o sviluppo in un altro. Per questo il Codice di Madrid non è un documento isolato, ma parte integrante di un sistema unitario che ci permette di entrare davvero nel laboratorio mentale di Leonardo.

Potrebbe parlarmi un po’ del team di ricerca? Chi ne fa parte? Alcuni membri del team avevano già lavorato su ricerche legate a Leonardo? Da quanto tempo il team sta lavorando a questo progetto?

Negli anni il nostro team ha avuto l’opportunità di approfondire aspetti straordinari del genio toscano, molti dei quali non ancora divulgati perché frutto di ricerche in corso. Con Leonardo la sorpresa è sempre dietro l’angolo: nulla, nei suoi scritti e nei suoi progetti, è lasciato al caso. Persino i suoi apparenti insuccessi rivelano motivazioni profonde, che non sono soltanto tecniche, ma anche concettuali e filosofiche. Per comprendere Leonardo non basta un approccio settoriale o compartimentato; è necessario un metodo capace di scorrere come un fiume, che alla fine si rivela circolare, proprio come il suo pensiero. Solo attraverso una visione olistica, in cui arte e scienza dialogano costantemente, è possibile avvicinarsi davvero alla sua mente.

Il team di ricerca è ampio e multidisciplinare. In questo progetto, in particolare, hanno contribuito:

  • Annalisa Di Maria – tra i massimi esperti di Leonardo da Vinci e di artisti neoplatonici, membro del gruppo di esperti di Arte e Letteratura del Club UNESCO di Firenze (Italia).

  • Andrea da Montefeltro – biologo molecolare e scultore, con competenze nella comparazione scientifica e figurativa, anch’egli membro del gruppo di esperti del Club UNESCO di Firenze.

  • Lucica Bianchi – storica dell’arte, specializzata in ricerca storica e documentaria.

Il lavoro del nostro gruppo su Leonardo ha radici decennali. In particolare, l’approfondita attività di Annalisa Di Maria ha permesso di leggere la sua opera con una chiave filosofica inedita. È come se, grazie a questo approccio, si fossero trovate la serratura e la chiave capaci di aprire nuove prospettive sulla mente del genio toscano.

 

Come avete scoperto la nota sulla carbonizzazione del legno e la sua connessione con le tecniche giapponesi? Questa scoperta sarà pubblicata su una rivista accademica o scientifica? Ci sono piani per indagare ulteriormente altri aspetti del Codice di Madrid? Secondo voi, qual è il significato di questa scoperta?

La nostra ricerca sarà pubblicata in futuro su libri e riviste di settore. Ciò che emerge da questa scoperta è soprattutto la consapevolezza che, nei manoscritti di Leonardo, ogni dettaglio può celare informazioni preziose. Nulla è marginale: persino una nota apparentemente secondaria può aprire prospettive inedite sul suo pensiero e sulla trasmissione delle conoscenze.

Questa indagine, inoltre, invita a riflettere sul ruolo della tradizione orale nel Rinascimento. Chi possedeva i Codici di Madrid non si limitava a conservarli: li studiava, li reinterpretava e talvolta riproduceva concretamente le invenzioni e le macchine di Leonardo. Queste conoscenze non venivano diffuse liberamente, ma trasmesse solo a pochi, attraverso canali ristretti e selezionati. È plausibile che, proprio in questo modo, alcune tecniche siano giunte fino in Oriente. La carbonizzazione del legno, ad esempio, appare come un possibile punto di contatto con pratiche sviluppate in Giappone, forse introdotte attraverso i primi scambi tra Spagna, Portogallo e la cultura del Sol Levante, in un processo che non era solo commerciale, ma anche tecnologico.

Questo studio è affascinante perché suggerisce che i codici di Leonardo non furono soltanto strumenti di studio europeo, bensì veicoli di un sapere che poteva valicare confini geografici e culturali. È un filone che merita ulteriori approfondimenti, e che nei prossimi anni intendiamo sviluppare con nuove ricerche sulla rete globale di trasmissione delle conoscenze rinascimentali.