17 Giugno 2026
Maurizio-Boldrini-scrivo-solo-per-Il-Mascalzone-1

 

2025-08-25 – <<Se escludo le recite scolastiche, sono andati 50 anni dal mio esordio pubblico (presentatore, festa rionale). La dote di tenere l’attenzione mi è innata, da subito sperimentata in modo eclatante, già da ragazzo mi era naturale prendere l’attenzione di piccoli e grandi nei carnevali dei bambini in cui curavo tutto: ideazione, organizzazione, giochi, testi, conduzione. La dote da sola è poco nulla se non coltivata. Inizio a studiare e quando mi pare di incominciare a sapere, scopro invece che c’è da ricominciare tutto daccapo. Ancora oggi, continuo a studiare, anche se, parafrasando Re Lear, potrei dire: mi chiamarono maestro prima ancora che mi spuntassero peli bianchi nella barba. Il viaggio della conoscenza è uno studio continuo, è ovvia questa affermazione, pur vera. Più sono andato avanti nello studio e più sono rimasto solo. Vedevo Gimondi e mi domandavo come potesse fare a vincere tutto nell’era di Merckx, e via a studiare, così che quando tutti osannarono Armstrong già sapevo che era fasullo senza necessità di fare analisi del sangue. Vedevo Aroldo Tieri e mi domandavo come potesse fare ad essere la personificazione dei perfetti tempi del comico, e via a studiare, così da permettermi di affermare che nei meccanismi e nella filosofia del comico Franco e Ciccio, Stanlio e Ollio sono più grandi di Chaplin e Keaton. Ascoltavo Riccardo Cucciolla e Carmelo Bene così diversi e studiavo le congiunzioni che li rendevano vicini nella misura. Così feci e continuo a fare con tutto ciò che non capisco, cerco sempre di spostare il limite del già acquisto. Questa bolgia di comunicazioni telematiche, invece che accomunare, personalmente mi dà la misura del vuoto circostante: sono bombardato da locandine di corsi teatrali con facce e mosse da deficienti, facce tutte prese da idioti furori espressivi, mosse stramazzanti a terra, braccia che trinciano l’ aria, così tutto macroscopicamente fasullo che non mi riesce di capire come ci siano altrettanti deficienti da diventare succubi clienti di tanta idiozia. Le facce cinematografiche sono quelle che più mi procurano l’altezza della pena. Non riesco a capire come fattori e fruitori, pur agevolati dall’ingrandimento dello schermo di proiezione, non si rendano conto dei macroscopici segni della loro pericolosa deficienza. Non c’entra, o forse sì, mi richiama la pazzia di Hitler che pur potendo contare su un ottimo fotografo personale che lo ritraeva in prova e in “spettacolo” non si capacitò minimamente sulla totale falsità delle sue espressioni pubbliche: attore e spettatori totalmente frastornati nella loro idiozia. Le voci poi sono più orride delle immagini, o biascicano tra i denti per dare un insulso senso di tenebra interiore, o se recitano poesie peggio, la voce pare sempre defecare chissà che profondo segretissimo patema. Ecco in tutto questo non è che mi infastidisce la mancanza totale di poesia, nemmeno la mancanza di studio, non riesco ad essere indifferente alla totale mancanza di percezione di ciò che si riversa nell’esterno pubblico. Grossa massa disposta a file su sedie (economica plastica bianca) che applaude al cretino di turno, anch’egli seduto perché nel pensiero profondo possa appoggiare la testa alla mano, o in piedi che va avanti e dietro sul palco perché lui o lei capiscono tanto e così possono gesticolare il loro sapere agli idioti in ascolto servile. Voci e immagini grossolane per un pubblico sempre più grossolano: a questo non riesco ad abituarmi, oggi come allora, come sempre. >>

©  Maurizio Boldrini