Ricci: “Approveremo salario minimo nelle Marche. Meloni impugnerà la nostra legge come in Toscana?”
“Il Governo Meloni ha impugnato la legge della Toscana che introduceva un salario minimo per chi lavora con risorse pubbliche. Una norma semplice, giusta, che avrebbe garantito almeno 9 euro l’ora a chi lavora negli appalti e subappalti pubblici. Un atto di civiltà. Ma per la destra è troppo. Per questo noi diciamo con chiarezza che se vinceremo introdurremo anche nelle Marche una misura semplice e concreta: chi lavora per la Regione Marche, direttamente, in subappalto o ricevendo fondi regionali, dovrà rispettare i contratti collettivi e garantire un salario minimo di almeno 9 euro l’ora. È una questione di giustizia sociale, di rispetto e di dignità”, così Matteo Ricci, europarlamentare PD e candidato alla presidenza della Regione Marche, in occasione della terza tappa del tour ‘Ricci on the beach’ che oggi lo vedrà sulle spiagge di Fano e di Marotta.
“Nelle Marche la povertà è diventata un’emergenza sociale. Il fenomeno è aggravato dal lavoro povero, che colpisce anche tanti marchigiani: persone che, pur lavorando, non riescono a superare la soglia di povertà né a condurre una vita dignitosa. Il rapporto Caritas 2025 posiziona le Marche, in rapporto alla popolazione, come la regione con il più alto tasso di famiglie in Italia che si rivolgono ai loro centri. Davanti a tutto questo, il Governo invece di combattere lo sfruttamento lo protegge. Il Governo difende chi sfrutta. Noi stiamo con chi lavora. E lo faremo sul serio, con il nostro Cambio di Marche”, conclude Ricci.
Progetto Marche: “Sprechi, opacità e silenzi: la Regione spieghi i 12 milioni spesi tramite ATIM”
Vastante: «Altro che accuse pretestuose a Ricci, è il centrodestra che deve chiarire come spende i soldi pubblici»
Pesaro 6 agosto 2025 – In un momento in cui le Marche avrebbero urgente bisogno di una riflessione seria e condivisa sulla qualità della spesa pubblica e sulla destinazione delle risorse regionali, assistiamo con crescente preoccupazione a un ribaltamento delle priorità nel dibattito politico e mediatico. Dopo l’inchiesta televisiva di Report, che ha acceso i riflettori su oltre 12 milioni di euro spesi dalla Regione Marche tramite ATIM (l’Agenzia per il Turismo e l’Internazionalizzazione istituita dal presidente Francesco Acquaroli) il silenzio delle istituzioni e della maggioranza di centrodestra risulta clamoroso quanto inaccettabile.
Parliamo di fondi pubblici, assegnati in larga parte attraverso affidamenti diretti e finiti, per oltre un terzo, a società con sede fuori Regione, in particolare a Roma. Risorse che avrebbero potuto e dovuto sostenere servizi essenziali, imprese locali e progetti a beneficio diretto dei marchigiani, sono state invece impiegate in iniziative promozionali discutibili, prive di trasparenza e di un effettivo impatto economico sul territorio. È bene ricordare che la stessa Giunta regionale ha dovuto trasmettere ad ANAC e Corte dei Conti ben 48 pagine di documentazione, in cui si parla apertamente di una “diffusa approssimazione nella gestione amministrativa” dell’Agenzia. Un’ammissione implicita, che però non ha generato alcuna assunzione di responsabilità politica né chiarimenti pubblici da parte del presidente Acquaroli.
A fronte di questo scenario inquietante, il dibattito pubblico si concentra in maniera sproporzionata su un avviso di garanzia a carico di Matteo Ricci, candidato alla Presidenza della Regione per il centrosinistra, relativo a un presunto vantaggio non patrimoniale per spese pari a 600 mila euro in cinque anni, finalizzate a eventi e promozione turistica realmente realizzati e destinati alla collettività. Senza entrare nel merito delle indagini, Progetto Marche denuncia con forza l’evidente squilibrio mediatico e politico: si solleva clamore attorno a cifre contenute e attività pubblicamente documentate, mentre si tace colpevolmente su gestioni ben più opache, che hanno drenato risorse fondamentali per lo sviluppo del territorio.
In merito, interviene Agostino Vastante, candidato nel collegio di Pesaro e Urbino per la lista Progetto Marche, che sostiene la candidatura di Matteo Ricci: «I cittadini meritano verità e trasparenza. Come si possono giustificare 12 milioni di euro affidati fuori Regione, senza alcun riscontro tangibile per l’economia marchigiana? È evidente che siamo di fronte a uno spreco sistemico, mascherato da operazioni di promozione. Le accuse rivolte a Ricci appaiono sempre più strumentali, messe in scena per distogliere l’attenzione dai veri scandali della Regione. Il centrodestra non può continuare a nascondersi: deve spiegare ai marchigiani come ha gestito le risorse pubbliche in questi anni».
Progetto Marche lancia quindi un appello a tutti i candidati e alle forze politiche per un confronto pubblico, serio e trasparente, fondato su temi reali e urgenti. La sanità e l’istruzione rappresentano il nostro futuro e devono tornare al centro dell’agenda regionale. La gestione delle risorse idriche e dei rifiuti è oggi uno snodo cruciale per la sostenibilità ambientale e la qualità della vita. Le politiche economiche devono generare occupazione vera, non perpetuare un assistenzialismo inefficace che indebolisce l’autonomia e la dignità delle persone.
Infine, Progetto Marche denuncia l’ipocrisia di chi, dopo anni di immobilismo, propone in extremis l’inserimento delle Marche nella cosiddetta Zona Economica Speciale, una misura che rievoca la logica della ex Cassa del Mezzogiorno, e che certifica, per la prima volta su scala regionale, lo stato di “depressione economica” delle Marche, un tempo tra le regioni più dinamiche del Centro Italia. «Noi guardiamo ai bisogni reali delle persone – conclude Vastante – e vogliamo una Regione che investa in innovazione, ambiente e sviluppo sostenibile, non un sistema piegato agli interessi di pochi. I marchigiani meritano di più: una politica fatta di competenza, coerenza e visione».
Ricci: “Marche nella ZES riconosce crisi economica causata da Acquaroli e la sua giunta”
“Ieri alla prima notizia di inserimento delle Marche e dell’Umbria nella ZES ho reagito in maniera attendista sperando non fosse l’ennesima finzione elettorale e invece, dopo poche ore, è emerso che era così”, dichiara Matteo Ricci, europarlamentare PD e candidato alla presidenza della Regione Marche.
“Senza dirlo significa riconoscere una crisi economica forte delle Marche. Noi sono mesi che lo diciamo che, purtroppo, le Marche non crescono, nonostante i fondi PNRR ai quali hanno votato contro e i 14 miliardi per il terremoto delle Marche. Dati confermati anche da Bankitalia e Svimez. Dati che non tenevano ancora conto dei dazi che incideranno negativamente sull’export regionale. – dichiara Ricci – Ieri hanno annunciato ciò che due anni fa era stato bocciato, dimostrando che c’è una crisi economica e chi può essere il responsabile di ciò se non Acquaroli e la sua Giunta che ieri gioivano per questa cosa“
ZES, l’ultimo bluff della giunta Acquaroli: propaganda spacciata per sviluppo
Fabriano 05 agosto 2025 – Una conferenza stampa in grande stile, un annuncio in prima serata, l’hashtag pronto per i social. Ma dietro la facciata della Zona Economica Speciale (ZES) estesa alle Marche si nasconde l’ennesima mossa propagandistica del governo Meloni e della giunta Acquaroli. Una misura sbandierata come storica, che però, nei fatti, rimane un guscio vuoto. “A rendere ancora più evidente la natura propagandistica dell’annuncio – commenta Giacomo Guida, candidato con Progetto Marche, lista a sostegno di Matteo Ricci – è il fatto che si sia scelta la via del disegno di legge, e non quella di un decreto legge immediatamente operativo. Se il governo avesse voluto davvero attivare la ZES senza se e senza ma, lo avrebbe fatto subito. Invece si è preferito un percorso lungo, incerto, pieno di condizioni. Il segnale è chiaro: non un piano d’azione, ma l’ennesima promessa da campagna elettorale”.
Altro che vittoria. L’estensione della ZES è in realtà il certificato di fallimento della giunta regionale. Se oggi si ricorre a misure straordinarie, è perché le politiche ordinarie non hanno funzionato. In cinque anni, la destra ha accompagnato le Marche e, soprattutto le aree interne, verso una crisi sempre più profonda. Fabrianese, entroterra maceratese, zone montane: territori dimenticati, spogliati di risorse e privati di prospettive. Ora, per nascondere l’immobilismo, si grida al miracolo.
E nel trambusto mediatico c’è anche chi non perde occasione per mettersi in vetrina. L’assessore Chiara Biondi si affretta a rivendicare l’operazione come un successo di Forza Italia. Una mossa che sa tanto di riposizionamento pre-elettorale, più che di convinzione politica. Fino a ieri in prima fila con la Lega, oggi pronta a ricalibrarsi accanto a Tajani. Ma non è cambiando casacca che si conquista credibilità. Restano aperte le domande fondamentali:
Dove sono le coperture? Quanto dureranno gli incentivi? Chi gestirà le risorse? Con quali criteri? Qual è la visione industriale che sostiene questa misura? Finché queste risposte mancheranno, la ZES rischia di essere solo un titolo da usare nei comizi e nei post sponsorizzati.
Le aree interne non hanno bisogno di effetti speciali. Hanno bisogno di infrastrutture, sanità pubblica, opportunità per i giovani, imprese che investono, servizi che funzionano. “L’annuncio della ZES – conclude Giacomo Guida – è solo l’ultimo tentativo disperato di mascherare cinque anni di immobilismo. Ma i marchigiani non si fanno più ingannare da spot e slogan. È ora di restituire serietà alla politica regionale, con un progetto vero, costruito con e per i territori. Le Marche meritano di più. Ed è tempo di dimostrarlo”.
