14 Giugno 2026
imprese

mercoledì 16 luglio 2025  14:45

Workers Buyout: un milione di euro per salvare imprese in crisi e creare nuova occupazione

La Regione Marche sostiene i processi di Workers Buyout (WBO), un intervento innovativo pensato per favorire la nascita di cooperative costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi o a rischio di chiusura. L’obiettivo dell’avviso pubblico è garantire la continuità produttiva, salvaguardare i posti di lavoro e rilanciare il tessuto economico locale.

Le risorse complessive stanziate per il biennio ammontano a 1 milione di euro e provengono dai fondi residui degli ammortizzatori sociali in deroga.

“Con questo intervento vogliamo dare una risposta concreta alle difficoltà delle nostre imprese e al disagio occupazionale, promuovendo una forma innovativa di rilancio aziendale che parte proprio dai lavoratori” – ha dichiarato l’assessore al Lavoro e alla Formazione Stefano Aguzzi -. Il workers buyout non è solo un’opportunità economica, ma anche un atto di responsabilità collettiva, in cui chi ha costruito il valore dell’impresa può contribuire a rigenerarla”.

Il Workers Buyout, introdotto in Italia negli anni ’80 con la Legge Marcora, è un modello che consente ai lavoratori di rilevare e gestire direttamente l’impresa in cui erano impiegati, trasformandola in una cooperativa. È una risposta concreta alle crisi aziendali, che permette di trasformare le politiche passive del lavoro – come gli ammortizzatori sociali – in politiche attive, valorizzando competenze e know-how già presenti.

“Contribuiamo così alla difesa del tessuto produttivo marchigiano e alla rigenerazione economica di settori colpiti da anni di crisi, pandemia, tensioni geopolitiche e rincari energetici. I lavoratori non solo conservano il proprio impiego, ma diventano protagonisti della rinascita imprenditoriale” ha concluso Aguzzi.

L’iniziativa è rivolta a persone disoccupate (ai sensi del Decreto Legislativo 150/2015), compresi i beneficiari di ammortizzatori sociali – ex dipendenti dell’impresa in crisi che intendano costituire una cooperativa per rilevare, in tutto o in parte, l’azienda di provenienza o altra impresa anch’essa in difficoltà – residenti o domiciliati nella Regione Marche.

Le cooperative beneficiarie potranno accedere a contributi a fondo perduto per un totale massimo di 150.000 euro, così articolati: 20.000 euro per la costituzione della cooperativa, e 19.500 euro per ciascun lavoratore assunto nella nuova realtà produttiva. Dovranno essere costituite dopo la presentazione della domanda e avere almeno 3 soci.

La domanda di contributo può essere presentata con procedura “just in time” – senza graduatorie unica alla scadenza, ma in base all’ordine di arrivo – in due sportelli annuali e fino ad esaurimento delle risorse: il primo dal giorno successivo alla pubblicazione dell’Avviso sul Bollettino Ufficiale della Regione Marche (BURM) fino al 30 novembre 2025; il secondo dal 1° marzo 2026 al 30 novembre 2026.

Tutti i dettagli sono disponibili sul sito della Regione Marche, nella sezione Bandi:
https://www.regione.marche.it/RicercaBandi/id_18433

mercoledì 16 luglio 2025  15:36

La chiusura della pesca del mosciolo selvatico è anticipata al 15 agosto

La chiusura della pesca al mosciolo selvatico che di solito avviene ad ottobre, per l’estate 2025 sarà anticipata al 15 agosto. Resta inoltre confermato il fermo totale per la pesca cosiddetta ricreativa. E’ la decisione condivisa questa mattina all’unanimità nel corso del tavolo indetto dall’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Maria Antonini insieme al sindaco di Ancona Daniele Silvetti, promotore già alcuni mesi fa di questi incontri, per un confronto diretto con tutti i soggetti coinvolti: associazioni pescatori, CNR, università. Capitaneria di porto e Slow Food. L’obiettivo comune è dare tempo alla natura di rigenerarsi e riorganizzare una gestione sostenibile con strumenti alternativi e aiuti economici per i pescatori. La Regione Marche infatti, da parte sua ha accantonato 310mila euro di risorse per poter ristorare i pescatori costretti ad interrompere prima le loro attività.
La soluzione è arrivata dopo un approfondito dibattito che ha affrontato le principali tematiche legate al settore. Il mosciolo selvatico di Portonovo, simbolo della biodiversità del Conero e Presidio Slow Food, sta affrontando infatti una fase critica. Negli ultimi anni, studi scientifici, osservazioni dei pescatori e analisi ambientali hanno confermato una significativa riduzione della popolazione naturale del mitilo lungo la costa tra Ancona e Sirolo. Le cause principali sono da attribuire al cambiamento climatico, all’aumento della temperatura del mare, alla mancanza di ricambio generazionale. Per contrastare questo trend negativo e salvaguardare un ecosistema unico, è in corso un programma articolato di interventi scientifici, amministrativi e ambientali, promosso dal Comune di Ancona, dalla Regione Marche, da associazioni come Slow Food, dall’Università Politecnica delle Marche, dall’ISPRA e dal Parco del Conero alla quale anche i pescatori stessi collaborano. Tra le soluzioni già in fase di sperimentazione finanziate sempre dalla Regione Marche con 310mila euro del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca – FEAMP 2014/ si segnalano:
• l’installazione di “casse nursery” sommerse, che fungono da habitat protetto per le larve di mosciolo e favoriscono il ripopolamento della specie.
• l’uso di boe galleggianti dotate di strutture per il reclutamento larvale, al fine di aumentare le superfici disponibili per l’attecchimento, riducendo la pressione sugli scogli naturali.
Si ricorda inoltre che all’inizio del 2025, la Consulta regionale della Pesca (Regione Marche) aveva posticipato l’apertura alla pesca del mosciolo dal 15 maggio al 1° luglio su raccomandazione dei pescatori locali e Slow Food, sempre per ragioni biologiche e per gestire meglio la risorsa.

mercoledì 16 luglio 2025  14:13

Le Marche celebrano Carlo Maratti: l’incisione come strumento di memoria e diffusione

È stata presentata oggi “Carlo Maratti e l’incisione”, una mostra documentaria e celebrativa che apre ufficialmente il programma di eventi promossi dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita di Carlo Maratti (Camerano, 1625 – Roma, 1713), pittore tra i più influenti del Seicento romano e figura centrale del classicismo post-berniniano.

L’iniziativa, riconosciuta dal Ministero della Cultura e sostenuta dalla Regione Marche, insieme ai Comuni di Camerano, Ascoli Piceno e Ancona, si propone di mettere in luce un aspetto decisivo del successo dell’artista: il rapporto tra pittura, incisione e riproduzione grafica come strumenti di diffusione e consacrazione del linguaggio marattesco.

Nato a Camerano nel 1625, Carlo Maratti è una delle figure artistiche più rappresentative della cultura della regione Marche. Fin dalla prima giovinezza si distinse per il talento straordinario che lo condusse presto a Roma, dove si formò sotto Andrea Sacchi e divenne il più autorevole interprete del classicismo barocco nella seconda metà del Seicento. Nonostante la lunga carriera nella capitale, Maratti mantenne sempre un forte legame con la sua terra d’origine: tornò più volte a Camerano, intrattenne rapporti con committenti locali e fu sempre percepito come motivo di orgoglio identitario per la comunità marchigiana. In occasione del IV Centenario, la Regione Marche ha confermato il valore strategico del patrimonio marattesco, approvando una legge regionale n. 6 del 2025 che ha istituito un comitato operativo per promuovere iniziative culturali e formative sul territorio.

“Carlo Maratti e l’incisione” è parte integrante del programma ufficiale del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita dell’artista, istituito dal Ministero della Cultura e sostenuto dalla Regione Marche, dai Comuni di Camerano, Ascoli Piceno e Ancona, con il prestigioso patrocinio dell’Accademia Nazionale di San Luca, di cui Maratti fu membro eminente.

La mostra, ideata e curata da due tra i più autorevoli studiosi del barocco romano, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Stefano Papetti, sarà inaugurata il 17 luglio 2025 alle ore 19.00 a Camerano, città natale del pittore, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Francesco, dove resterà aperta fino al 14 settembre. Proseguirà poi ad Ascoli Piceno, nella sede della Pinacoteca Civica, dal 26 settembre al 23 novembre, per concludersi a Roma in una tappa che intende idealmente chiudere il cerchio della vita e della fortuna dell’artista, attivo nella capitale per oltre sessant’anni. Le celebrazioni del 400esimo anniversario della nascita di Carlo Maratti proseguiranno poi anche con altre iniziative nell’anno 2026 e 2027.

«Celebriamo un marchigiano illustre – ha dichiarato Chiara Biondi, assessore regionale alla Cultura –  che ha contribuito a rendere grande la storia dell’arte italiana, Carlo Maratti detto il Maratta, in occasione della ricorrenza dei quattrocento anni dalla nascita a Camerano (Ancona). Pittore tra i più influenti del Seicento romano, geniale e innovativo, è tra le figure artistiche più rappresentative della cultura delle Marche, la sua terra d’origine con cui mantenne stretti legami. Qui realizzò diverse opere di grande rilievo, presenti oggi in chiese, palazzi e pinacoteche, che continuarono a ispirare generazioni di artisti successivi. Il suo stile elegante e raffinato, unito all’abilità nel rappresentare la spiritualità attraverso l’arte, contribuì a plasmare il gusto artistico dell’epoca barocca. Il valore strategico del patrimonio del ‘gran Maratti, figura iconica nota in tutta Europa, è stato riconosciuto dalla Regione Marche che ha approvato la legge ‘Celebrazione dei quattrocento anni dalla nascita del pittore marchigiano Carlo Maratti’. La legge prevede una programmazione per celebrare la ricorrenza e l’istituzione di un comitato organizzativo, in collaborazione con la città natale».

«Camerano è orgogliosa di restituire visibilità a uno dei suoi figli più illustri – ha dichiarato Oriano Mercante Sindaco di Camerano – il legame di Maratti con il nostro territorio è profondo e identitario, e questa mostra rappresenta un’occasione straordinaria per valorizzare non solo la figura dell’artista, ma anche il patrimonio culturale e turistico della nostra comunità».

«Celebrando Carlo Maratti, celebriamo non solo un artista straordinario, ma una visione del classicismo romano – ha dichiarato Claudio Strinati Presidente del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del IV Centenario della nascita di Carlo Maratti, storico dell’arte e Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca – che ha avuto una risonanza europea. L’incisione fu per Maratti uno strumento di modernità: capì prima di altri che la diffusione delle immagini sarebbe stata la chiave per consolidare la memoria del proprio stile. Questa mostra, profondamente documentata e scientificamente rigorosa, offre una rara occasione per riflettere sull’importanza della riproduzione nell’affermazione dell’identità artistica».

Barbara Mori, Segretario Tesoriere del Comitato Nazionale e Consigliere di maggioranza del Comune di Camerano, conclude: «Abbiamo fortemente voluto che Camerano fosse la prima tappa di questo percorso espositivo, perché rappresenta le radici affettive e formative di Maratti. È un progetto che unisce rigore scientifico e orgoglio civico, e che dimostra come la cultura possa generare coesione, identità e sviluppo. Il lavoro del Comitato ha voluto valorizzare l’opera di un artista che fu ponte tra provincia e capitale, tra arte e memoria».

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, curatrice della mostra, storica dell’arte e massima esperta di Carlo Maratti, evidenzia: «L’obiettivo della mostra è ricostruire, con metodo filologico, il ruolo dell’incisione nella strategia artistica e culturale di Maratti. Si tratta di un progetto che riunisce per la prima volta un corpus straordinario di opere, molte delle quali raramente esposte o inedite, restituendo la complessità di un artista che fu protagonista assoluto della Roma barocca, ma anche attento promotore della propria immagine nel contesto europeo».

«Maratti seppe coniugare la raffinatezza del segno alla forza del messaggio – ha sottolineato Stefano Papetti co-curatore della mostra, storico dell’arte e Curatore delle Collezioni Civiche di Ascoli Piceno – affidando alle stampe il compito di rendere perenne e accessibile la propria opera. Questa mostra consente di percorrere la sua biografia artistica attraverso l’incisione, che diventa qui non solo strumento di diffusione, ma elemento chiave per comprendere l’evoluzione del gusto e della committenza tra Seicento e Settecento».

«Alla luce del protocollo d’intesa che unisce le città di Ancona, Ascoli Piceno e Camerano per queste celebrazioni – ha dichiarato Marta Paraventi Assessore alla Cultura del Comune di Ancona – anche nel capoluogo verranno sviluppate iniziative e progetti collaterali nel corso del 2025. Per il 2026, invece, è prevista una grande mostra che proseguirà le celebrazioni del 400º anniversario della nascita di Carlo Maratti, le quali continueranno fino al 2027».

APPROFONDIMENTO E SPECIFICHE TECNICHE DELLA MOSTRA

Carlo Maratti, un artista europeo nell’Urbe barocca

La figura di Carlo Maratti emerge con forza nel panorama della pittura barocca del secondo Seicento come quella di un maestro di sobrietà e misura, interprete di un classicismo profondamente aggiornato, capace di dare risposta alle esigenze religiose e ideologiche della Controriforma, pur rimanendo fedele a un ideale di bellezza nobile e armoniosa. La sua carriera, lunghissima e prestigiosa, lo vide protagonista assoluto della scena artistica romana dopo la scomparsa di Pietro da Cortona (1669) e Gian Lorenzo Bernini (1680), assumendo progressivamente il ruolo di caposcuola della pittura romana in età tardo-barocca.

Conteso da papi, cardinali, ambasciatori, collezionisti, aristocratici e monarchi, Maratti seppe incarnare un linguaggio pittorico divenuto canone: fu il ritrattista ufficiale di pontefici e alti prelati, dipinse pale d’altare destinate alle maggiori chiese barocche di Roma, da Santa Maria sopra Minerva a Sant’Andrea al Quirinale, e i suoi dipinti vennero richiesti da Genova a Palermo, da Pescia a Vienna. In particolare, fu il pittore prescelto della potente famiglia Altieri, per la quale realizzò, tra le altre opere, la grande allegoria della Clemenza nel soffitto dell’omonima sala di Palazzo Altieri.

I suoi ritratti erano ambiti anche dai viaggiatori del Grand Tour: i cosiddetti “milordi” inglesi, durante la permanenza a Roma, si contendevano il privilegio di essere immortalati dal “gran Maratti”, come veniva soprannominato per la sua fama in tutta Europa.

 

L’incisione come mezzo di diffusione e consacrazione

L’aspetto centrale e innovativo messo in luce dalla mostra riguarda il rapporto fra produzione pittorica e circolazione delle immagini attraverso la stampa. Maratti fu infatti tra i primi pittori romani a valorizzare l’incisione come strumento di riproduzione e di divulgazione controllata del proprio repertorio figurativo. In vita, seguì e supervisionò la trasposizione calcografica di oltre 400 incisioni tratte da suoi disegni e dipinti, e realizzò anche un piccolo ma prezioso corpus di 13 incisioni originali, giovanili, tutte presenti nella mostra.

Queste incisioni, eseguite da celebri incisori come Robert van Audenaerde, Nicolas Dorigny, Jacob Frey, Pietro Aquila, Cesare Fantetti, garantirono al linguaggio marattesco un’ampia diffusione nelle corti europee, nelle accademie artistiche e nei circuiti collezionistici, ben prima dell’invenzione della fotografia. In molti casi, le incisioni venivano commissionate prima ancora che il dipinto originale fosse collocato nell’altare di destinazione, o spedito in sedi lontane, come accadde ad esempio per: la Morte di san Francesco Saverio, destinata alla chiesa del Gesù a Roma; il Transito di San Giuseppe, commissionato dall’imperatrice Eleonora d’Asburgo e oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; la Madonna del Rosario per l’Oratorio di Santa Cita a Palermo.

Altre opere, chiuse in collezioni private, come quelle di Niccolò Maria Pallavicini, suo maggiore mecenate, videro nella stampa l’unico mezzo per diventare pubbliche.

 

La mostra come progetto culturale e scientifico

Questo progetto rappresenta un raro esempio di mostra monografica sull’opera incisoria di Maratti, costruita con metodo scientifico e filologico. L’iniziativa non si limita a una celebrazione retorica, ma si pone come strumento di ricerca, divulgazione e valorizzazione patrimoniale. Le opere esposte, molte delle quali inedite al grande pubblico, gettano nuova luce sulla funzione della stampa d’arte nel Seicento, intesa non solo come riproduzione ma come amplificazione simbolica del prestigio dell’artista.