17 Giugno 2026
Maurizio-Boldrini-scrivo-solo-per-Il-Mascalzone

2025-06-07 – Spunti, Appunti e Disappunti del prof. © Maurizio Boldrini 

 

 

È dal 1982 che non mi interessa più il calcio, però mi interessano le filosofie. (Anzi no, non seguo più il calcio esattamente da quando quella testa di ct non portò ai mondiali Roberto Baggio).
Dichiarazioni filosofiche di quello che svolge il ruolo del Ct della nazionale. “La sconfitta si spiega andando a vedere lo scorrimento”. Che dobbiamo fare? Andiamo a vedere lo scorrimento? Cioè dopo la merdata dovremmo rivederla registrata? Non so, ma che dici! “Abbiamo preso quel primo gol che poteva essere evitabile – ha sottolineato il Ct. Ma che dici? Tutti i gol sono evitabili, basta non prenderli. “Poi negli spazi larghi hanno avuto un paio di individualità che ci hanno messo in difficoltà e poi è stato tutto più difficile.” Ma che dici? Spazi larghi e un paio di individualità? No, il campo di gioco misura uguale per tutti i 22 calciatori, solo che 11 giocavano e 11 stavano a fare le comparse. Ancora il CT “Mancata reazione, dopo il 2-0 loro hanno ripiegato, aspettavano nella propria metà campo e gli spazi era difficile trovarli.” Ma che dici? Sì se una squadra sta già a vincere 2 a 0 è logico per essa e salutare che si difenda, e nonostante questo vi ha fatto pure il terzo gol. E ancora: “Soprattutto, la mancanza di giocatori che fanno l’uno contro uno e saltano l’avversario si è fatta sentire”. E chi ti ha obbligato a non portare in squadra giocatori che fanno l’uno contro l’ uno? Che dici! Basta saper cercare dalla serie D in su e vedrai quanti ne trovi più svegli e bravi di quelli che hai messo in campo. Invece di dire rinuncio al mio stipendio, perché abbiamo rimediato non una sconfitta che è sempre lecita, ma una indegna figuraccia. Questo dovevi dire ct , solo questo, un conto è perdere una partita, un conto è perdere la faccia. Quindi a casa, tutti tutti, ma proprio tutti, compresi anche gli esaltati telecronisti che stanno a raccontare l’ irraccontabile, specie quello che urla, urlava, rrretteeee rrrrettteeeeeee. Via tutti. Due mancate qualificazioni ai mondiali e adesso mettete in forse anche la terza e ancora state lì a parlare di “scorrimento” ? Restituite i soldi e a casa se vi fanno entrare le mogli!

 

Di domenica per la guardia medica i Maceratesi devono rivolgersi a Corridonia. Sempre meglio le teste di chi comanda la sanità. Così si incentiva il turismo.

 

5 Giugno. Giro d’Italia 1994. Sul Mortirolo il russo Evgenij Berzin e lo spagnolo Miguel Indurain sono in compagnia di un italiano di cui solo gli appassionati più attenti conoscono il nome. Questo giovane impertinente, al cospetto di due mostri sacri delle corse a tappe, decide in quel Momento che è ora di farsi conoscere dal mondo intero.
Un occhio ai due compagni di fuga, inserisce il cambio pesante, si alza sui pedali e lascia tutti sul posto. Poche pedalate e, complice la nebbia, i due non riescono più nemmeno a leggere la scritta Carrera, bianca su fondo rosso, sulla schiena di quel giovane corridore in rampa di lancio.
Su quella strada, il 5 giugno del 1994, nasceva il mito di Marco Pantani.

 

© Maurizio Boldrini 

 

Papa Leone in Ucraina e a Gaza disarmato e disarmante