15 Giugno 2026
caritas

La nostra città aperta a tutti

 

di PATRIZIO PATRIZI

Dice… la movida violenta! Si accoltellano al culmine di una lite per futili motivi. Ci scappa il morto sul lungomare di San Benedetto del Tronto, all’uscita da una discoteca, in quel luogo che rappresenta la vetrina turistica della città. Giovani, giovanissimi, che danno seguito a un comportamento compulsivo che si evidenzia con l’emulazione delle azioni malvagie esaltate dagli interpreti di serial proposti da mass media e da social. Dice! E non è tutto lì. Ora ci troviamo a fronteggiare, dopo qualche avvisaglia che si era manifestata con estrema crudezza, anche situazioni altrettanto pericolose e minacciose che vedono interpreti quelle persone che con la movida non hanno alcuna fratellanza o condivisione. Al contrario di quanto negativamente coinvolge la generazione più giovane, questi sono uomini e donne che reclamano un sostegno all’opportunità di esistenza in questo mondo globale. Questi sono coloro che nell’arco della giornata non hanno alcuna menzione, se non essere indicati quali potenziale problema e disdoro della civile convivenza: dormono dove capita, attrezzano rifugi in anfratti, sotto i ponti, insomma dove può esserci un riparo dalle intemperie e dal freddo.

Quasi sempre, se non sempre, trovano accoglienza per ricevere un pasto caldo e rifugio alla Caritas, nel quartiere Ponterotto. Un presidio che permette a chiunque di avere conforto nel rispetto del valore umano, dunque della reciprocità. Ma… si sa. C’è sempre qualcosa che purtroppo danneggia anche le migliori intenzioni. Numerose le problematiche che si prospettano nell’affrontare le questioni di persone che arrivano da diverse e drammatiche circostanze da ogni parte del mondo. Può bastare un’incomprensione, una logica non codificata sui diritti acquisiti, per far scattare rivendicazioni e rimostranze: quando c’è l’esasperazione non sempre la ragione riconduce questa gente all’equilibrio e alla considerazione che tutti quanti ci troviamo di fronte alla pratica della vita.

Dunque, quelle coltellate e i conseguenti provvedimenti giudiziari che hanno portato all’arresto di tre persone per una rissa alla Caritas di San Benedetto del Tronto non possono distoglierci dal ragionamento che va fatto per risolvere il problema reale. Il focus è nell’accettazione, nella volontà di considerare non il caso ma la gestione delle circostanze.

Va fatto uno sforzo perché la nostra comunità possa assolvere il dovere dell’accoglienza. Non può bastare la rimozione di materassi da qualche luogo per definire risolto il problema; bisognerebbe comprendere quali motivi portano a queste situazioni che definiamo accattonaggio e, sì diciamolo pure, randagismo. Preoccuparci di queste persone, in definitiva, conduce anche a farci star meglio nella nostra quotidianità.

Da qualche parte si è alzata la voce che sarebbe meglio chiudere la Caritas. Ma davvero? Si vuole negare al nostro prossimo anche l’opportunità di un pasto, di un’accoglienza, di un luogo che permette di non perdere la dignità umana? Già poter fare una doccia calda dopo giorni di vita all’addiaccio, avere un piatto di minestra steso da mani caritatevoli, può rappresentare l’opportunità di evitare conflitti e riconoscere gli altri in sé stessi. Sicuramente esiste la questione sicurezza e deve essere affrontata con tutti i mezzi possibili, sociali e di controllo. A tal proposito si aspetta ancora una decisione sull’adeguamento del Commissariato di Pubblica Sicurezza al Primo Livello. Non è una rivendicazione amministrativa, ovviamente. Questa opportunità consentirebbe l’adeguamento del numero degli agenti sul territorio in modo adeguato e quindi un controllo più capillare. Come pure andrebbe potenziata la struttura della Compagnia dei Carabineri. Non dimentichiamo che San Benedetto del Tronto ha una popolazione complessiva, con il suo ampio hinterland, di oltre 100.000 abitanti e pertanto va tenuto in conto la complessità delle attività di prevenzione e di lotta alla delinquenza. Non trascurando le nottate dei fine settimane nelle quali si celebra il divertimenticio anche oltre ogni comprensibile accettazione.