5 Agosto 2026
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San Benedetto del Tronto, 2026-03-13 – Ci sono momenti in cui persone che non si conoscono si trovano insieme a parlare di obiettivi condivisi: pur con bagagli personali diversi, vengono proiettate verso una visione sul futuro che racconta di uno scenario che mette d’accordo tutti.




Quando si parla concretamente di valorizzazione del territorio, di difesa della biodiversità, nell’ottica della sostenibilità e, ovviamente, di ritorno economico, si è disposti a mettere in campo le proprie risorse e competenze per fare rete. Da qui nasce l’idea di un progetto virtuoso che è già realtà in altre regioni d’Italia. Di tutto questo si è parlato ieri al polo universitario UniCam di San Benedetto del Tronto, sede di Biologia della Nutrizione, dove il Prof. Gianni Sagratini, Direttore della Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute, e la dott.ssa Ambra Micheletti, responsabile del progetto Biodiversità all’AMAP, hanno presentato la Comunità del cibo e dell’agrobiodiversità. L’intento è quello di mettere in moto un confronto che porti ad una progettazione per la realizzazione di una Comunità del cibo anche nella nostra Regione. In Toscana, per esempio, ce ne sono nove e questo fa già capire come questo sistema possa cucirsi perfettamente addosso alle realtà territoriali. Ascoltando il dott. Riccardo Marconi durante la sua presentazione, abbiamo capito perfettamente di cosa si tratta. Le Comunità del Cibo e della Biodiversità sono “ambiti locali che nascono da accordi tra soggetti pubblici e privati’’: l’obiettivo è quello di tutelare la biodiversità al fine di valorizzare le peculiarità del territorio in un’ottica di trasmissione della tradizione, ma anche la fine di garantire uno sviluppo sostenibile. Le comunità del cibo, quindi, mettono insieme persone che si costituiscono in un’associazione nella quale rientrano molti diversi attori: si va dai produttori, ai trasformatori, ai consumatori, ai ristoratori e non solo. L’articolo 13 della Legge 194/2015 ci parla nello specifico di ‘’agricoltori e allevatori custodi, gruppi di acquisto solidale, istituti scolastici e universitari, centri di ricerca, associazioni per la tutela della qualità della biodiversità di interesse agricolo e alimentare, mense scolastiche, ospedali, esercizi di ristorazione, esercizi commerciali, piccole e medie imprese artigiane di trasformazione, agraria e alimentare, enti pubblici.’’ Il confronto di ieri non è servito solo alla presentazione del progetto, ma anche a mettere insieme le prime idee e criticità, con l’intento di riprendere il tavolo di lavoro per guardare al futuro con uno strumento concreto, la cui testimonianza è arrivata direttamente dalle Comunità del Cibo del Parco Agricolo Sud Milano e Comunità del cibo le Terre dei Carraresi e delle città Murate collegate da remoto. Come ha giustamente sottolineato il Prof. Gianni Sagratini, questo progetto è un’opportunità straordinaria per mettere a sistema tutte le risorse del territorio: è per questo che UniCam si mette in gioco forte della sua solida realtà, un’università da sempre presente attivamente a sostegno della nostra regione con l’offerta formativa e la ricerca. Tutto ciò punta a pratiche concrete che possano valorizzare i prodotti che gli agricoltori e gli allevatori custodi hanno traghettato fino a noi, generando un sistema virtuoso dove tutti gli attori possano contribuire, con gli strumenti adeguati, alla difesa dell’identità e della tipicità.