5 Agosto 2026
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San Benedetto del Tronto, 2026-03-08 – La personale ‘QUI È OVUNQUE’ di Rodrigo Blanco si è conclusa oggi con un ultimo momento di attraversamento e presenza. Una occasione per tornare a sostare nelle opere e per vivere un nuovo tempo dell’apparizione.

Per l’occasione presente l’artista Giorgia Di Girolamo con una nuova performance, concepita in dialogo con le opere in mostra e con lo spazio espositivo, proseguendo il percorso iniziato al vernissage. Nel corso dell’incontro presentato inoltre il catalogo della mostra che raccoglie i testi critici dei curatori e documenta il progetto espositivo.

 

 





















Conclusione della mostra “QUI È OVUNQUE” di Rodrigo Blanco alla Palazzina Azzurra Performance di Giorgia Di Girolamo e presentazione del catalogo della mostra Si è conclusa domenica 8 marzo, negli spazi della Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto, la mostra personale “QUI È OVUNQUE” dell’artista Rodrigo Blanco, promossa dall’associazione Endeca – Agitatore Culturale ETS. Il finissage, molto partecipato, ha rappresentato l’ultimo momento di attraversamento e condivisione del progetto espositivo, offrendo al pubblico l’occasione di tornare a sostare nelle opere dell’artista e di approfondirne la poetica. L’incontro si è aperto con l’introduzione di Rosalba Rossi, presidente dell’associazione Endeca – Agitatore Culturale, che ha ricordato il senso del progetto espositivo e il lavoro culturale che l’associazione sta portando avanti nel territorio per promuovere le arti visive come strumento di riflessione e crescita collettiva. A seguire sono intervenuti Rodrigo Blanco e il prof. Marino Capretti, che hanno dialogato con il pubblico sulla poetica della pittura dell’artista, soffermandosi sul rapporto tra immagine, percezione e presenza che attraversa l’intera ricerca di Blanco. Le opere esposte, infatti, non si limitano a essere oggetti da osservare, ma diventano luoghi di esperienza, capaci di attivare nello spettatore uno spazio di relazione e di attraversamento. Momento centrale del finissage è stata inoltre la presentazione del catalogo della mostra, una pubblicazione che documenta il progetto espositivo raccogliendo testi critici e apparati iconografici delle opere. Il catalogo si distingue anche per la cura progettuale: l’ideazione grafica e il disegno editoriale sono stati realizzati dall’arch. Franco Mercuri, che ha concepito un oggetto editoriale di grande eleganza e identità visiva, capace di valorizzare la dimensione pittorica delle opere e di restituire, anche nella forma del libro, l’intensità del percorso espositivo. Il catalogo diventa così non solo documento della mostra, ma vera estensione del progetto artistico. Il finissage si è aperto con una nuova performance dell’artista Giorgia Di Girolamo, concepita in dialogo con le opere e con lo spazio della Palazzina Azzurra, proseguendo il percorso avviato durante il vernissage. L’artista, inizialmente collocata al centro dello spazio espositivo, emerge da una sorta di contenitore cilindrico, quasi una matrice o un luogo di nascita. Indossa abiti maschili: una scelta che sospende immediatamente l’identità di genere e introduce il tema centrale dell’azione performativa. La figura che si presenta al pubblico non è né uomo né donna, ma un corpo che attraversa e mette in discussione entrambe le categorie. Avvicinandosi uno ad uno ai presenti, a cui era stato precedentemente consegnato un bicchiere colmo d’acqua, l’artista compie un gesto improvviso: strappa il bicchiere dalle mani degli spettatori e si versa l’acqua addosso con forza. Il gesto può apparire violento, ma non è diretto contro qualcuno. Non è un atto di aggressione verso il pubblico. È invece un gesto che si rivolge al corpo stesso dell’artista: un atto di purificazione. L’acqua diventa così un elemento rituale. Ogni bicchiere versato rappresenta una memoria, una stratificazione di storie, di discriminazioni e di ruoli imposti che nel tempo hanno costruito la separazione e la subordinazione tra i generi. Vestendo abiti maschili e bagnando il proprio corpo, l’artista compie simbolicamente un lavaggio delle identità rigide, delle gerarchie e delle narrazioni che hanno storicamente opposto uomo e donna. Il riferimento alla Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo non è quindi celebrativo, ma riflessivo. La performance non mette in scena uno scontro tra generi, ma un processo di liberazione dalle categorie che li hanno posti in rapporto di dominio e subordinazione. L’acqua che scorre sul corpo dell’artista non è una punizione né un atto di violenza. È un rito di passaggio: una purificazione collettiva che invita a immaginare un nuovo equilibrio, in cui uomo e donna non siano più definiti dalla differenza ma da una condizione di pari dignità e umanità. In questo gesto ripetuto, quasi liturgico, il pubblico diventa parte dell’azione: ogni spettatore consegna inconsapevolmente una goccia di questo processo simbolico di trasformazione. Il finissage ha così chiuso la mostra trasformandosi in un momento di intensa partecipazione, in cui pittura, parola e azione performativa hanno restituito al pubblico il senso dell’arte.

 

Rodrigo Blanco, ‘Qui è Ovunque’: vernissage @ Palazzina Azzurra