In questo ultimo periodo, quasi ogni giorno leggiamo dichiarazioni di singoli esponenti del Partito Democratico che invocano le primarie per individuare il candidato sindaco del centrosinistra, come fossero la panacea di tutti i problemi. Sorprende che gli stessi non avessero la medesima opinione per le recenti elezioni regionali dove l’esito delle consultazioni è stato tranquillamente ignorato. Un risultato negativo, sopra ad ogni previsione, a cui non è seguito da parte loro nessuna riflessione critica. Da questo panorama politico, dove alcuni si chiudono nel proprio orto a regolare conti, consegue l’incapacità di fare analisi delle sconfitte, l’incapacità almeno di una tregua, per ridare senso e credibilità alla nostra proposta politico-programmatica in vista delle prossime elezioni comunali.
Quello che non è accettabile e moralmente discutibile, è la mistificazione della realtà, il raggiro delle azioni sbagliate che hanno portato a volte a superare la coscienza del limite nella battaglia politica.
Quando praticato dal PD nel nostro comune, il metodo delle primarie per individuare il candidato sindaco è sempre stato divisivo, ha prodotto spaccature fino anche a scissioni. La non accettazione del risultato e le polemiche successive, non hanno mai creato il clima migliore per affrontare una campagna elettorale, anzi sono state propedeutiche ad atteggiamenti di passività e di vero contrasto, quale il ricorso al voto disgiunto.
Mai, però, è stata fatta una “lista di proscrizione”, come sostenuto molto scorrettamente da qualcuno. Nel 2016, tutti i partecipanti alle primarie furono candidati, tranne chi aveva già svolto due mandati consecutivi in consiglio comunale, limite e regola posta dal PD.
“La Storia insegna ma non ha scolari” diceva Gramsci. La nostra piccola storia merita un salto di qualità, un guardare avanti cercando, se possibile, di cicatrizzare le ferite. Costruire una nuova guida politica per una prospettiva vincente. Altrimenti sarà solo cronaca di personaggi inutili nel panorama politico cittadino.
Vincerà o perderà un’alleanza, un campo di forze, non un partito. E nulla sarebbe più errato che ognuno si chiudesse nel proprio campo per la resa dei conti.
Diana Palestini
San Benedetto del Tronto
