5 Agosto 2026
nicola-baiocchi

San Benedetto del Tronto, 2026-01-25 – Riceviamo e pubblichiamo

 

 

<<Si è dissipato il solito polverone di chiacchiere sollevato dalla politica all’indomani della pubblicazione dell‘Atto aziendale l’11 dicembre 2025, come sempre basato su zero valutazioni tecniche e zero proposte di soluzioni, finalizzato solo a ottenere facili consensi senza affrontare la sostanza dei problemi, come avviene da oltre vent’anni. Possiamo quindi tornare a parlare di sanità e di Ospedale, usando, come sempre abbiamo fatto, i dati ufficiali.

Leggendo l’Atto con attenzione e senza pregiudizi partigiani, appare evidente un grande problema, che nessuno ha evidenziato. Da pagina 84 a pagina 87 sono elencate 39 strutture ospedaliere, ognuna con nome diverso, senza indicarne la collocazione. Solamente per due di queste strutture è stata inserita la distribuzione tra i due ospedali: “Pronto Soccorso e medicina d’urgenza”, “Anestesia e Rianimazione”.

È inevitabile allora chiedersi il motivo per cui il Pronto Soccorso e l’Anestesia Rianimazione siano stati specificati per i due ospedali, mentre questo non sia stato fatto per le altre 37 strutture ospedaliere. Inoltre ci chiediamo perché 37 strutture ospedaliere siano state elencate senza una chiara collocazione tra Ascoli e S. Benedetto, mentre l’indicazione della sede sia stata inserita solo per il PS e Anestesia-Rianimazione.

Per quale motivo non si sia voluto far conoscere con precisione ai cittadini come saranno strutturati i due ospedali? Tale omissione rischia di causare il perdurare delle solite manovre politiche sottobanco, che tagliano da una parte (S. Benedetto) ed incrementano da un’altra (Ascoli): come avviene da vent’anni.

Quindi il Comitato chiede alla Direzione generale di specificare in modo ufficiale, per ognuna delle 37 strutture genericamente elencate, l’Ospedale di destinazione. Cogliamo l’occasione per invitare tutte le forze politiche, che mostrano di non aver notato tale fondamentale dato, a pretendere questa risposta. Qualsiasi discorso che voglia proporsi come tecnico, senza la dovuta chiarezza nella distribuzione delle strutture-servizi sanitari, è sterile speculazione.>>

23 gennaio 2026 Il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”

 

 

<<Pur considerando negativamente una politica provinciale che tende ad ignorare le profonde modifiche della situazione demografica ed economica e le reali esigenze dei territori, allo stesso tempo troviamo stucchevole la recente polemica montata ad arte da certa politica.

La stessa che per venti anni ha depauperato il territorio e taciuto, tra le altre cose, sulle minori risorse stanziate nel Piceno per favorire il nord della regione e contrastare l’inevitabile mobilità geografica che affligge il pesarese, sul furto dei 40 posti letto al nostro ospedale per darli alle cliniche private, sulla chiusura nottetempo del Madonna del Soccorso per farne un ospedale covid, sui reiterati tentativi, smascherati e sventati anche dal Comitato, di non ripristinare poi alcuni servizi e reparti tra cui il Punto Nascita, sull’emigrazione progressiva dei servizi amministrativi al Mazzoni, e infinite altre iniquità perpetrate metodicamente per oltre venti anni sulla scia della demolizione della certezza e sicurezza delle cure per i cittadini, non solo della costa ma di tutto il territorio provinciale.

Passando ai nostri giorni, qualcuno potrebbe giustamente obiettare che gli investimenti e i costi necessari per lasciare il Punto Nascite (anche) al Mazzoni, nonostante non superi i limiti di nascite previsti dalla legge, potrebbero essere investiti in forniture di attrezzature e farmaci (perché mancano anche quelli!!!), in personale aggiuntivo e nuovi servizi, e che quindi costituirebbe uno spreco di risorse.

Premesso che sono mesi che sappiamo che ai sensi dell’Atto Aziendale il Punto Nascite del Mazzoni sarà mantenuto, per cui non si capiscono certi titoloni sensazionalistici volti solo a generare zizzania, il Punto Nascite del Madonna del Soccorso non è mai stato in discussione, e sinceramente a noi interessa che il nostro ospedale torni ad essere il punto di riferimento sanitario affidabile per il suo bacino di utenza, per i suoi turisti e per gli utenti del limitrofo Abruzzo, l’ospedale di primo livello che avevamo e che ci spetta.

In passato l’amministrazione Ceriscioli, oltre a dare molti posti letto (pubblici) alle cliniche private, quale prima applicazione del decreto Balduzzi, nell’anconetano ha creato un ospedale unico di primo livello su tre plessi nel raggio di trenta chilometri, e di questi due, Jesi e Senigallia (distanti 20 Km), entrambi non solo con Punti Nascite efficienti, ma anche con Utic, Pediatria, Ginecologia, ORL e nel complesso oltre 600 posti letto. Ebbene, per chi sostiene che è impossibile far funzionare due ospedali di primo livello a 30 km di distanza, è bene che si dica e si ripeta che il distretto Piceno consta di un bacino di 200.000 abitanti (lasciando da parte turismo e mobilità dall’Abruzzo), mentre i due distretti di Jesi e Senigallia insieme hanno un bacino di 180.000 abitanti. Certo, la politica nel tempo ha favorito solo il nord. Sta ai nuovi politici riequilibrare la situazione: tagliare le risorse a nord (e chiudere gli ospedali e i servizi che si ritengano in esubero) o far funzionare anche i nostri ospedali piceni. Ma sicuramente devono funzionare, e devono essere di primo livello.

Le affermazioni di molti nostri politici costieri non fanno che rimarcare la discrepanza tra la costa ed il capoluogo, dando però in tal modo clamorosamente per scontata la nostra inferiorità e mancata attenzione rispetto alle provincie del nord, alle quali, sempre loro, hanno messo in passato tanto più fieno in cascina. E ora negano che possa funzionare un ospedale unico di primo livello su due presidi, dopo aver avallato (e mai messo in discussione viso che non hanno mai risposto) un ospedale unico di primo livello su tre presidi nell’anconetano.

Noi non soffriamo come loro di complessi di inferiorità, ogni euro in meno stanziato nel Piceno è per noi un euro in meno in favore dei cittadini residenti e contribuenti: è tempo che questo dato rientri nei canoni di equità ed uniformità regionale. Questa è la prima responsabilità dei politici attuali e futuri, ed anche della prossima amministrazione di San Benedetto del Tronto, un lavoro difficile, ma andrà assolutamente fatto.>>

23 dicembre 2025 Il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso”

Ast Picena, è l’Atto Aziendale della discordia